Dominio e hosting spiegati semplice (e di chi devono essere)
Dominio, hosting, DNS: tre parole che fanno annuire a vuoto nella maggior parte delle riunioni. Peccato che dentro ci sia la domanda più importante di tutta la presenza digitale: di chi è il tuo sito? Spieghiamo le tre parole con metafore oneste, i costi veri, e la regola di proprietà che evita il 90% dei contenziosi che vediamo.
Le tre parole, spiegate col condominio
- Il dominio è l'indirizzo: «tuaazienda.it». Si registra (non si «compra» per sempre: si rinnova ogni anno) e dice al mondo dove trovarti;
- L'hosting è l'appartamento: lo spazio fisico — un server — dove abitano i file del tuo sito. Si affitta, e la sua qualità decide la velocità con cui il sito si apre;
- Il DNS è il citofono: il sistema che collega l'indirizzo all'appartamento. Quando scrivi «tuaazienda.it», il DNS dice al browser a quale server bussare.
Tutto qui. Chi te le spiega più complicate di così, di solito, sta per venderti qualcosa che non capirai.
Scegliere il dominio giusto
- Il nome del brand, non le keyword: «rossiimpianti.it» batte «migliori-impianti-elettrici-roma.it». Il dominio-keyword sa di spam, invecchia male e non aiuta più il posizionamento come un tempo;
- .it o .com? Per un'attività italiana il .it è la scelta naturale; il .com va bene se guardi anche fuori. Se entrambi sono liberi, registra entrambi (costano poco) e puntali allo stesso sito;
- Corto, scrivibile, dettabile al telefono: se devi fare lo spelling tre volte, è sbagliato. Evita trattini e numeri se puoi;
- Registralo subito: anche se il sito arriverà tra sei mesi. Un dominio occupato da altri non torna — e costa 10-30 € l'anno tenerlo.
I costi veri, senza sorprese
| Voce | Costo annuo tipico | Nota |
|---|---|---|
| Dominio .it / .com | 10 – 30 € | Diffida dei «gratis il primo anno» senza guardare il rinnovo |
| Hosting condiviso | 50 – 150 € | Sufficiente per la maggior parte dei siti vetrina e professionali |
| Hosting di fascia alta | 150 – 500 € | Per e-commerce e siti con traffico serio |
| Email professionale (nome@tuaazienda.it) | 0 – 70 €/casella | Scrivere da @gmail.com a un cliente è un biglietto da visita sbagliato |
L'email professionale: il pezzo che tutti dimenticano
Con il dominio registrato, l'email professionale è a un passo — eppure vediamo ancora attività strutturate scrivere preventivi da «mariorossi1975@gmail.com». Il danno è doppio: di immagine (l'indirizzo gratuito comunica improvvisazione, specie nel B2B e nei servizi professionali) e pratico (se l'account personale si blocca, si ferma l'azienda). La configurazione sana: una casella per funzione («info@», «preventivi@», «amministrazione@») anche se dietro c'è la stessa persona — costa poco, ordina i flussi e sopravvive ai cambi di personale. E quando scegli il fornitore email, verifica che la casella resti tua al cambio di hosting: email e hosting possono stare da fornitori diversi, e spesso è la scelta più robusta.
Se non rinnovi il dominio (lo scenario da incubo)
Il dominio scade ogni anno. Se il rinnovo salta — carta scaduta, email di avviso finita nello spam, fornitore sparito — il sito e le email si spengono, e dopo un periodo di tolleranza il dominio torna sul mercato: chiunque può registrarlo, compresi i concorrenti e chi li compra apposta per rivenderteli. Prevenzione in tre mosse: rinnovo automatico attivo, carta aggiornata, e l'email di registrazione su una casella che leggi davvero (non quella del vecchio webmaster). Due minuti di controllo oggi contro settimane di recupero poi.
La regola d'oro: tutto intestato a te
Qui casca l'asino, e spesso l'azienda intera. La scena classica: il sito lo fece anni fa «un ragazzo» (o un'agenzia sparita), il dominio è registrato a nome suo, e oggi che vuoi rifare il sito il tuo indirizzo web non è tuo. Rifarlo con un dominio nuovo significa ripartire da zero anche su Google; recuperarlo significa trattare — se va bene. La regola, senza eccezioni:
- Dominio registrato a nome tuo (la tua azienda come intestatario), con accesso al pannello di registrazione nelle tue mani;
- Hosting con account tuo, anche se lo gestisce il fornitore: a fine rapporto cambi la password, non il fornitore del ricatto;
- Ogni accesso consegnato e documentato: registrar, hosting, email, analytics. Un documento con tutto, aggiornato a ogni cambio.
È lo stesso principio che vale per scheda Google, social e account pubblicitari — l'abbiamo messo nero su bianco anche nella guida al preventivo: il fornitore lavora sui tuoi account, non al posto dei tuoi account.
Nel pacchetto START la proprietà è una clausola, non una promessa: dominio, hosting e tutti gli accessi intestati a te, consegnati con formazione inclusa.
Scopri il pacchetto STARTDomande frequenti
Il mio dominio è intestato al vecchio fornitore: che faccio?
Chiedi il trasferimento (tecnicamente è una procedura standard con un codice di autorizzazione). Se il fornitore collabora, si risolve in giorni; se fa resistenza, è la conferma che la regola d'oro esisteva per un motivo — e a volte serve mettere la richiesta per iscritto con toni formali.
Cambiare hosting fa perdere qualcosa?
No, se fatto con metodo: il sito si copia sul nuovo server, si aggiorna il DNS e l'indirizzo resta identico. Google non se ne accorge nemmeno. È il cambio di dominio quello delicato, non di hosting.
L'hosting più caro rende il sito più veloce?
Fino a un certo punto: la velocità dipende dall'hosting e da come è costruito il sito. Un sito leggero su hosting normale batte un sito pesante su hosting costoso. Prima si ottimizza il sito, poi si scala l'hosting.
La PEC sostituisce l'email professionale?
No: sono due strumenti diversi. La PEC è l'equivalente digitale della raccomandata — obbligatoria per aziende e partite IVA, si usa per le comunicazioni ufficiali. L'email professionale sul tuo dominio è quella con cui lavori ogni giorno con clienti e fornitori. Servono entrambe, e nessuna delle due dovrebbe essere un @gmail.
Sai dove sono le chiavi di casa tua?
Dominio, hosting, accessi: facciamo l'inventario della tua proprietà digitale — e se serve, la riportiamo a casa.
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